La storia delle Las Poquianchis, le sorelle González Valenzuela che gestirono una rete di prostituzione forzata in Messico. Le vittime, i corpi sepolti, gli arresti del 1964 e le condanne.
Per quasi vent’anni, tra gli anni Quaranta e il 1964, una rete di bordelli clandestini operò negli Stati messicani di Guanajuato e Jalisco, nascondendo una lunga storia di sequestri, sfruttamento sessuale, violenze e omicidi. A gestirla erano le sorelle Delfina, María de Jesús e María Luisa González Valenzuela, conosciute come “Las Poquianchis”.
Alla vicenda viene associata anche una quarta sorella, María del Carmen, morta prima che le indagini portassero alla scoperta dei crimini.
Secondo diverse ricostruzioni, il numero delle persone coinvolte nelle violenze potrebbe aver raggiunto 90-150 vittime, ma non esiste un conteggio attendibile degli omicidi effettivamente commessi. La stampa dell’epoca contribuì inoltre a diffondere racconti sensazionalistici, rendendo difficile distinguere tutti i fatti accertati dalle testimonianze non verificate.

Las Poquianchis: i bordelli clandestini e le giovani attirate con false promesse
Le sorelle González Valenzuela erano originarie dello Stato di Jalisco, dove iniziarono a gestire locali destinati alla prostituzione.
Nel corso degli anni ampliarono le proprie attività, aprendo bordelli a Lagos de Moreno, León e San Francisco del Rincón.
Per reclutare nuove ragazze, le donne e i loro collaboratori si recavano nei villaggi più poveri, promettendo alle famiglie posti di lavoro come domestiche o cameriere.
Molte delle giovani reclutate erano minorenni, alcune di appena 14 o 15 anni.
Una volta arrivate nei locali, scoprivano di essere state ingannate. Venivano private della libertà, sottoposte a violenze e costrette a prostituirsi.
Le testimonianze raccolte durante il processo descrissero punizioni fisiche, privazione del cibo, segregazione e minacce contro chi tentava di ribellarsi.
Nei bordelli venivano praticati anche aborti clandestini, mentre alcune donne morirono a causa delle violenze e delle condizioni in cui erano costrette a vivere.
I cadaveri venivano sepolti clandestinamente nelle proprietà controllate dalle sorelle, compreso un terreno conosciuto come Rancho San Ángel.
La scoperta dei cadaveri e le condanne del 1964
La svolta arrivò nel gennaio 1964, quando le autorità ricevettero denunce sulle sparizioni e sulle violenze commesse nei bordelli.
Le indagini portarono alla liberazione di undici donne il 13 gennaio 1964, secondo la ricostruzione storica della ricercatrice Fabiola Bailón Vásquez.
Gli investigatori cominciarono a scavare nelle proprietà delle sorelle, trovando resti umani e sepolture clandestine.
Delfina e María de Jesús furono arrestate, mentre María Luisa si consegnò successivamente alle autorità.
Durante il procedimento le imputate negarono diverse accuse, sostenendo che alcune donne fossero morte accidentalmente o durante litigi.
Le sopravvissute raccontarono invece episodi di prigionia, sfruttamento e violenze sistematiche.
Il 15 ottobre 1964, il tribunale di San Francisco del Rincón condannò Delfina e María de Jesús a 40 anni di carcere, mentre María Luisa ricevette una pena di 27 anni.
Le responsabilità accertate comprendevano omicidio aggravato, sequestro, sfruttamento della prostituzione e altri reati. Diversi complici ricevettero condanne detentive.
Delfina morì in carcere nel 1968, mentre María Luisa morì nel 1984. María de Jesús riuscì invece a tornare in libertà.
La vicenda ispirò il romanzo Las muertas di Jorge Ibargüengoitia, pubblicato nel 1977, e il film Las Poquianchis di Felipe Cazals, uscito nel 1976. Nel 2025 arrivò anche una serie Netflix tratta dal romanzo.